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10/06/11

Panorami sensoriali della città

Paolo Melissi, amico blogger e 'collega', ha scritto oggi un pezzo su Facebook molto intrigante. Ve ne riporto uno stralcio perché a partire da questo vi proporrei un gioco.

"La cosa che più abbonda in natura è il panorama 
e con la strada che si apre andando da Cairoli verso il Duomo si apre un altro panorama - un impatto, uno scontro invisibile, l'urtare contro - la cui complessità non è discussa dalla velocità dello spostamento.
Panorama sonoro: La musica della serie a cartoni animati di Heidi, quella che fa "Piccola / Con un cuore così". Dopo qualche metro ancora lacera il tessuto della musica una serie di versi acuti provenienti da bocca umana.

Panorama visivo: C'è davanti alla vetrina di un negozio d'angolo un uomo - panorama lombriosiano: è un ebete, uno scemo del villaggio, col labbro inferiore prominente, la pelle liscia lucida. L'uomo emette versi modulati ora a latrare di cane, ora a fischio di merlo, ora a risata gracula. Stringe i pugni e finge di correre sul posto. La musica che viene dal lettore portatile che ha poggiato su un seggiolino davanti a sé gli trasmette scosse freniche.
Panorama tattile: Le mani in tasca comunicano con monete da un euro e 20 centesimi, e confondono la musica della serie giapponese con i rilievi delle facce metalliche dei dischetti dotati di potere d'acquisto.
Panorama olfattivo: l'aria puzza appena, sarà il vento e le piogge di questi giorni.
Panorama gustativo: Caffé. [...]".

Adesso prendetevi il tempo di fare una passeggiata - quindi spostarvi a piedi - in qualche via della città/paese in cui abitate. Aprite i vostri sensi e memorizzate ciò che percepite. Poi prendete carta e penna, o una tastiera di un computer, o un cellulare - ciò di cui disponete, e postate il vostro percorso in commento qui.


Vi suggerisco alcune domande, ma siete liberi di provare & descrivere ciò che percepite come volete ;-)
Panorama sonoro: Quali rumori e che corripondono a cosa? Sono propri di specifiche azioni umane? Percepite musiche? Quali e da quali fonti sonore? A cosa vi fanno pensare?
Panorama visivo: Dove vi trovate, cosa vedete? Quali case, quali negozi? Come sono allestite le vetrine, quali composizioni, quali colori? E le persone? Chi incontrate - quali caratteristiche somatiche, quale abbigliamento, quali posture, quali sguardi scambiate?
Panorama tattile: Le vostre mani cosa stanno stringendo? La pelle del vostro viso a quali intemperie o sollecitazioni è esposta?
Panorama olfattivo: Quali odori o profumi percepite? Cosa vi ricordano? Come li descrivereste? Sono gradevoli o sgradevoli?
Panorama gustativo: Quali sapori sentite in bocca chiudendo gli occhi e lavorando di immaginazione? Oppure, a quali state pensando di dedicarvi e di cui sentite già l'acquolina?

3 commenti:

  1. Peccato che quando hai pubblicato ero fuori e non potevo leggere ma domani se la memoria non mi tradisce prenderò carta e penna e farò questa esperienza. Mi piace (feisbucchianamente) l'idea

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  2. Panorama sonoro: mi accoglie un semi-silenzio, mormorato dal contatto delle ruote delle automobili con il manto stradale e dai loro motori; è un suono che poco rappresenta il consueto mondo uditivo di questa strada, solitamente molto trafficata non solo il sabato mattina; mi fa sentire un po’ estranea ad essa, piuttosto, mi proietta altrove, nelle prime ore sonnolente di altri luoghi che frequento, abitualmente e non, dove mi restituisce un senso di familiarità tranquillizzante.
    Irrompe una voce in italiano malfermo, subito sovrastata dall’acuto di un allarme; poi, rumore di felicità, quella cantata dai Negrita diffusa dal primo, piccolo centro commerciale che incontro e quella di un bambino che lì gioca ed urla a squarciagola qualcosa che non capisco.
    Splashhhh!
    <>: è una signora di colore, vende borse taroccate, conversa con un’acquirente; e sono su un barcone, in un’aia, in una strada assolata che mi porta lontano a prendere l’acqua, sono un bambino che imbraccia un fucile, sono una fitta.
    Dialetti che conversano, sconosciuti, occasionali.
    Nel semi-silenzio del ritorno a casa mi colpisce la particolare sonorità prodotta dai diversi tipi di calzature: idrocarburi muti le scarpe da “tennis”, legno dall’eco egocentrica, tacchi vanitosi, brevi e decisi, ritmicamente roditori.

    Panorama visivo: di fronte a me una lunga teoria di manifesti referendari, carta da parati di palazzi e cassonetti della spazzatura, ‘che lì ci vai di sicuro e li leggi anche non volendolo fare.
    Un angolo, una tavolozza di colori accesi rosso ciliegia, pistilli gialloarancio, verdi muschiati, smeraldo, biliardo; il bambino del fruttivendolo si rincorre sul triciclo e la mamma lava il marciapiede: un asilo familiare e domestico questo negozio, l’ingresso deve essere salubre ed ospitale.
    La signora è possente, imponente, alta, bionda, pantaloni pinocchietto bianchi e maglia sgargiante, policroma, un cellulare dall’italiano malfermo.
    Le vetrine della cartoleria e del mobilificio non mi piacciono: la prima non accattiva e non segue un ordine gerarchico di esposizione degli oggetti; essi giacciono l’uno accanto all’altro, quasi senza grazia, annullandosi a vicenda, in un continuum monotono anche se ricco. Il mobilio non incontra i miei gusti, il calore del legno è nascosto da laccature bianco-nere, forme poco dinamiche, tristi, ed oggetti d’arredo senza particolare ricerca stilistica.
    Un camion trabocca di patate “di montagna”, cipolle ed altri ortaggi offerti a prezzi convenienti; è un paese immerso nella città, un affresco di provenienza e sopravvivenza bucoliche, stridente e contrapposto ai tratti moderni del luogo. L’attesa su una seduta di paglia, le ciabatte di pelle intrecciata, la camicia a quadroni dai toni marrone, tradiscono un gusto antico, sanno di terra, della concretezza di zolla arata.
    Un recinto di palazzi, facciate blu, ocra, scottate dal sole, fiori a cascata, insegne pubblicitarie.
    Proboscide umana e sesto dito, il cellulare, è uno dei protagonisti del mio viaggio visivo: lo legge assorta una ragazza seduta sui gradini di una profumeria, un’altra ancora, in attesa dell’arrivo dell’autobus, un crocchio di ragazzi nei pressi di un bar, l’ottico affacciato sulla strada, altri personaggi incapaci di accogliere la solitudine di un momento di transito, di stasi.
    Grappoli e cascate di borse, distese in un sudario di finzione. Guardo la signora, seduta su una sponda del bancone, vestita di nero, capelli folti, raccolti da una pinza che lascia libero il viso dal loro ingombro, viso provato ma aperto; ricambia occhi e sorriso.
    Camminano mano nella mano, lui tuta da ginnastica e scarpe da “tennis”, lei minigonna bianca e t-shirt rossa, tacco 10; bella, uno scialle di capelli nero corvino, incedere sicuro, aitante, il mondo è nostro, prendiamocelo.

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  3. Panorama tattile: un fuoco di sole, un calore arancione mi riscalda, opponendosi al soffio di vento che a tratti l’interrompe. Le mani sono libere, si muovono seguendo il loro corpo.

    Panorama olfattivo: fragranze di pane, pizze e focacce abbracciate a note dolci di biscotti e torta di mele, un dolce-salato invadente e straripante; mi tuffo dentro un forno a legna, un camino fumosamente scintillante, le “madie” con la pasta in attesa di lievitazione, è l’infanzia che ti chiama, ti ricoccola con nostalgia, mani amorevoli porte a darti conforto.
    Incamminandomi oltre l’aria non ha quasi odore, pochissimo smog, solo quello, prontamente scacciato dal ventarello, delle poche automobili e moto circolanti.

    Panorama gustativo: pregusto la polpa tenera dei gamberi che sto andando a comprare e quella focosa delle ciliegie che adoro; affondi assassini lenti e meditabondi, una papilla dietro l’altra, come i soldati acquattati, in silenzio, pronti ad assaltare il nemico.

    Chiedo scusa per la lunghezza del testo! :-)

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