Il caldarrostaio sta allestendo il
banco: ha appena acceso il fuoco e comincia a versare le castagne,
appendendo parimenti i sacchetti per le diverse porzioni e
verificando mescoli e palette per rigirarle e raccoglierle. E' un
giovane nordafricano, magro e sorridente – e mi dà da pensare il
fatto che svolga una professione così 'antica' anche per noi
italiani, e senza dubbio distante e inedita, come pensiero, da ciò
che poteva essersi immaginato come proprio lavoro futuro prima di
emigrare.
D'altronde – al di là della
precarietà che qualsiasi attività imprenditoriale reca in sé e
ammettendo che si tratti, in questo caso e per questo giovane, di
'libera' professione – è un lavoro regolare e vero, in più con
una tradizione anche romantica e un immaginario specifico in Europa:
“Come si sentirà (oltre che accaldato) un nordafricano nello
svolgerla?” - mi chiedo. Una domanda che credo risenta del ricordo
della descrizione dell'emozione nel vedere per la prima volta in vita
sua la neve da parte di una mia studentessa marocchina, quando a 18
anni la sua famiglia si ricongiunse col padre emigrato nelle Alpi
piemontesi ed ella abbandonò la cittadina natale sempre calda nel
sud del suo paese per entrare in Italia in concomitanza con uno degli
inverni più rigidi degli ultimi anni nel nostro Paese.