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03/01/14

Cage of silence

Il 19 giugno a Milano si è svolta una Deriva Psicogeografica - "Passaggio a Nord-Est. Psicogeografia a Milano" - organizzata da Passeggiate d'Autore, inserita nel programma di Festival Letteratura Milano. A dirigere le operazioni esplorative Dario Borso, partendo da via Cascia e raccontando la città vista grazie all'ausilio di Guy Debord e il metodo di ascolto dei suoni di John Cage. La nota, firmata da Lisa Topi, è il tentativo di raccontare l'esperienza fatta sull'asfalto. In fondo all'articolo il link al video di Giulia Ciniselli girato dalle parti di via Cascia.
P.M.




  
La nostra deriva psicogeografica ha inizio in via Cascia 6, nel nord est di Milano, dove gli spazi architettonici pur conservando i segni dell’abbandono industriale hanno assunto un’affascinante forma umana, di quiete imponente commista a un presagio di decadenza. Cominciamo senza Debord.  O  forse  è  proprio  la deriva di  Debord  che  stiamo  portando  alla  deriva.  Perché,  se Debord ha teorizzato la necessità del lasciarsi andare nell’esplorazione urbana come pratica di riappropriazione dell’individualità, non ci ha spiegato sufficientemente a fondo in che modo.



L’idea è che attraverso la deriva l’uomo riesca a liberarsi dal giogo della vita quotidiana. E la possibilità della deriva  gli permette  di riconoscersi come  essere distinto dall’animale che, per istinto,  tende  immancabilmente  al  ritorno.  Ma  come  si  procede  concretamente?  La  prima operazione  –  un  suggerimento  ci  arriva  già  da  Herder  e  dall’illuminismo  radicale  –  sta nell’osservare l’adattabilità umana all’ambiente, altra caratteristica che ci differenzia dall’animale ed è speculare alla nostra condizione di vuoto, carenza e desiderio di ricerca. Il passo successivo è  prendere  atto  della  capacità  di  dividere  i  sensi,  origine  del  processo  di  decostruzione  che consente  all’uomo  di  raffinare  la  sua  sensibilità  estetica.  Il  fine  della  deriva,  propone  Dario Borso, non  è  lasciare  che  il  paesaggio  pervada  tutti  i  nostri  sensi,  come  voleva  Debord,  ma concentrarci solo sull’udito. Seguire l’insegnamento di John Cage, per cui il silenzio non esiste come  assoluto  ma  solo  come  condizione  del  suono,  e  rivolgere  l’attenzione  ai  rumori servendoci il meno possibile della vista. Si tratta di sperimentare simultaneamente ad altri quello 
che, in principio, dovrebbe essere un esercizio solitario per cui è importante tentare di sottrarsi al  rischio  della  deriva  collettiva,  trascurato  da  Debord,  di  lasciare  che  sia  un  elemento  del gruppo a orientare il cammino degli altri. Altrimenti la deriva si trasformerebbe in un percorso guidato, in antitesi allo scopo di attraversare una geografia senza meta. Del resto come dimostra Bion,  iniziatore  della  psicoanalisi  di gruppo,  un  insieme  di  persone  non  è  mai  composto  da sodali che interagiscono alla pari ma da esperienze frammentarie, singolarità e psiche irriducibili a  un  corpo  unico.  E  dunque  la  deriva  di  gruppo  può  rivelarsi  tutt’altro  che  pacifica!



Inevitabilmente  ci  si  cerca,  ci  si  scontra  e  ci  si  ricompone,  avanzando  rapidi  o  lentamente, finché ci si perde.  E’ una “domenica a piedi” e a fare da sottofondo alla nostra deriva è lo sgretolio dell’asfalto sotto  i  passi,  una  vibrazione  monocorde  utile  a  non  farsi  ingabbiare  dal  flusso  dei  pensieri nell’obiettivo di focalizzarsi sull’istantaneo. Alla fine ci si ritrova a teste basse in via del Ricordo a  portare,  ognuno  di  noi,  le  tracce  di  un  eco  personale:  delle  grida,  il  canto  di  un  gallo,  lo schizzo delle ruote su una pozzanghera, la scia di un aereo prolungata in un om.



Andante presto, maestoso e grave morendo sono i tre movimenti che costituiscono il video di Dario Borso quattro  minuti,  trentatré  secondi,  frutto  della  sua  deriva  in  omaggio  alla  composizione rivoluzionaria di John Cage.  

Lisa Topi 



Deriva in Via Cascia


16/01/12

Scrivere la città. Laboratorio sperimentale a Milano

Dove: Milano, Porpora n. 9 - Colpo d'occhio

Quando: tutti i Mercoledì dall'1 Febbraio 2012 al 18 Aprile 2012 dalle ore 19,30 alle 21,30

Scrivere la città è un per-corso il cui obiettivo principale è quello di scoprire insieme le possibilità offerte dalla scrittura per "esplorare" se stessi in relazione con l'ambiente in cui viviamo. Il laboratorio, diretto dallo scrittore e giornalista Paolo Melissi, prevede una sezione tendenzialmente "teorica" (lavoro su scrittori, libri dedicati al tema) e una sezione più genuinamente operativa, con lavoro di osservazione/riflessione (prevista anche una passeggiata esplorativa), elaborazione di testi (un racconto) e confronto/lavoro sui risultati.

Il corso sarà anche arricchito dalla partecipazione di:
Deborah Pirrera, giornalista e membro delle Persone libro di Milano, che proporrà due incontri di approfondimento e studio, letterario; Barbara Caputo, antropologa, che si occuperà di "pratiche dell'abitare" per vivere meglio i propri luoghi; Cristina Balma-Tivola, antropologa, che proporrà un incontro-laboratorio dedicato alle "mappe cognitive".

Il costo complessivo è di 220,00€. E' però anche possibile seguire singoli incontri a scelta. 
Per informazioni e prenotazioni rivolgersi a pluriversi@gmail.com

CALENDARIO

1 febbraio: Introduzione al laboratorio - La città e la scrittura (Paolo Melissi)
8 febbario: Percorrere/Scrivere la città (Paolo Melissi)
15 febbraio: Gli scrittori della città I (Deborah Pirrera)
22 febbraio: Microfisica dello spazio (Barbara Caputo)
29 febbraio: Le mappe cognitive (Cristina Balma-Tivola)
7 marzo: Esploriamo il territorio: via Padova (Paolo Melissi)
14 marzo: Dalla strada alla carta (Paolo Melissi)
21 marzo: Gli scrittori della città II (Deborah Pirrera)
28 marzo: Le mappe sensoriali (Barbara Caputo)
4 aprile: "Costruiamo un racconto" (Paolo Melissi)
11 aprile: Lavoriamo sui racconti (Paolo Melissi)
18 aprile: Entriamo nei racconti - Conclusioni (Paolo Melissi)

18/05/11

Un weekend in Via Padova a Milano: 21-22 maggio 2011

"Il parco Trotter e quello della Martesana, percorsi da mamme di ogni nazionalità che portano a passeggio i bambini, i giocatori di cricket bengalesi che si rifocillano di cartoccetti di fritture, i latinoamericani che passano il fine settimana al parco, le persone che ne fanno spazio di socialità di quartiere, gli anziani accompagnati spesso dalle badanti, gli asili e le scuole dalle caleidoscopiche provenienze nazionali. Tutto si ricompone in questo quartiere, che è anche un quartiere dove la solidarietà e l’apertura hanno fatto tanto per la coesione sociale e la qualità della vita."


14/04/11

Zonaisola, Milano: un sito per raccontare un quartiere

Il quartiere Isola si trova nell’area nord di Milano ed è un quartiere storico che affonda le sue radici nei traffici commerciali tra la Brianza e la città di Milano. E’ stato sempre un crocevia di relazioni umane ed economiche e tra fine ottocento e novecento ha iniziato a crescere come sede di attività industriali e artigianali, e come luogo di residenza di operai e ceti medi, per effetto della vicinanza delle ferrovie e dei treni merci.
A partire almeno dagli anni 80 il quartiere ha sperimentato un graduale processo di trasformazione della sua base economica, sociale e demografica, con l’arrivo di nuovi pubblici e tipologie di residenti. Oggi ha una struttura socio-economica differenziata: molti uffici, una forte componente legata alla ristorazione e alla vita serale, una presenza significativa di artigianato di qualità e associazioni culturali, un tessuto residenziale misto, con diverse componenti etniche e sociali al suo interno.

Nel sito di Zonaisola (esperimento collettivo di comunicazione sul quartiere promosso da CityO, esterni e Mediatria), costruito da persone che nel quartiere vivono o lavorano, trovate info sul quartiere, progetti e racconti. Zonaisola.it raccoglie e pubblica su base quotidiana contributi sul quartiere, su come l’Isola cambia e dovrebbe cambiare. Grandi trasformazioni urbane in atto, il nuovo negozio che apre sotto casa, le soluzioni intelligenti per rendere le strade più pulite e i marciapiedi più liberi dalle auto: vi troverete di tutto per partecipare o per capire cosa sta accadendo.


"I quartieri sono come un’estensione delle nostre case, dove gli interessi dei singoli si incontrano con quelli della comunità. Sono fatti da persone che intrecciano le loro esperienze di vita e di lavoro; sono il luogo in cui possiamo sperimentare e applicare soluzioni di mobilità e sostenibilità ambientale; sono lo spazio migliore per favorire l’integrazione sociale; sono l’ambiente in cui piccoli e grandi crescono e trascorrono una bella fetta della loro vita e della loro giornata."
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