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17/02/14

La città sradicata



Ne L’immagine della città l’urbanista Kevin Lynch esplorava – con il ricorso alla creazione di mappe – la modalità con cui il cittadino americano pensava e rappresentava la propria città, partendo da questo materiale – poi – per elaborare una teoria dell’abitare dello spazio urbano.

Con La città sradicata. Geografie dell’abitare contemporaneo di Nausicaa Pezzoni – edito da O Barra O – la parola, o meglio la penna, è affidata ai migranti, chiamati dall’autrice a mappare Milano, per indagare sulle modalità con cui Milano è da loro percepita e vissuta direttamente. Con uno sguardo che tradisce immediatamente l’estraneità e, allo stesso tempo, mette in luce quali dinamiche si mettano in moto dinanzi all’esplorazione e all’uso dello spazio urbano da parte di chi non ha nessuna consuetudine, legame o riferimenti col territorio.

Esplora quindi i mutamenti sociali in atto, le trasformazioni che abbiamo sotto gli occhi, soprattutto in ambito metropolitano ripartendo da dove Lynch aveva lasciato il suo lavoro con le mappe mentali, aprendo un nuovo fronte, operando un “capovolgimento” che già l’antropologia ha introdotto affidando all’Altro il compito di guardare noi che siamo sempre stati al “centro”.



I tratti, le linee, i punti, i colori utilizzati dai migranti creano una mappa (fatta di mappe) che dice più di quanto loro stessi vogliano dire, nel tentativo di raccontare graficamente lo spazio in cui si sono venuti a trovare. Dalle mappe (riportate nel libro insieme ai profili dei migranti coinvolti e note sulla costruzione della mappa) emergono punti di riferimento orientativi e funzionali, percorsi abituali, confini, benché il rapporto con questo spazio sia frammentario, recente, labile, difficile. È inedito, quindi, lo sguardo che descrive, ci è sconosciuto, o meglio, ci è estraneo. Eppure è uno sguardo, e come tutti gli sguardi, cade su vie e monumenti della città di Milano e – aspetto non indifferente – in un’ottica “progettuale”, che parte dalla riflessione immaginativa, su un tentativo di astrazione che deve comunicare visivamente l’esperienza della città. Non è l’immaginazione al potere, ma è un invito preciso a prendere posizione, a dare forma e, quindi, a conoscere, dando vita a un libro che è – prima di tutto – una narrazione.

E attraverso lo sguardo degli altri, si finisce per vedere il nostro sguardo. Possiamo interrogarci sul come attraversiamo il nostro spazio, quali siano le dinamiche che stanno alla base del nostro muoverci, da utenti della città, la nostra città.




14/02/14

Dalla Flânerie alla Deambulazione surrealista

La terra,
sotto i miei piedi,
non è altro che un immenso
giornale spiegato.
A volte passa una fotografia,
è una curiosità qualunque
e dai fiori nasce uniformemente
il profumo,
il buon profumo
dell’inchiostro di stampa
(André Breton, Poisson soluble, 1924)

Parlare di letteratura in riferimento all’atto del camminare, indagare le connessioni che hanno legato e legano il movimento del corpo nello spazio alla scrittura, non può prescindere da una seppur breve analisi della “storia del camminare”. 
Più o meno fino alla Rivoluzione Industriale camminare rimane azione legata quasi esclusivamente dalla dimensione della necessità: si compiono lunghi tragitti a piedi, a volte viaggi veri e propri, ci si sposta ogni giorno per andare al lavoro. A un progressivo cambiamento del rapporto tra uomo e camminare si assiste, dunque, in seguito alle profonde trasformazioni a cui l’economia, la società e, soprattutto, le città saranno sottoposte in seguito alla crescita tecnologica ed economica. La crescente disponibilità di risorse, la diffusione di mezzi di trasporto meccanici e l’espansione rapidissima dei tessuti urbani sono gli elementi che rivoluzionano tale rapporto, lo ridisegnano ponendolo al centro dell’attenzione. 

Non a caso, proprio in una città che, a causa della sua crescita vertiginosa, ha raggiunto un elevato grado di complessità e di “estraneità” per il suo abitante nasce la figura del flâneur, il modello per eccellenza di “esploratore” del labirinto urbano, che si affida al camminare per percorrere la città abbandonandosi senza controllo alla complessità della rete stradale, un’inesplorata foresta ai cui alberi si sono sostituiti palazzi, monumenti, edifici pubblici, in cui scorre un elemento ancora nuovo: la folla. 
In questo nuovo ambiente si muove Charles Baudelaire di cui Walter Benjamin scrive:

Nessuno si è mai sentito tanto poco a casa propria a Parigi quanto Baudelaire (*).

Si può dire che lo Spleen di Baudelaire rappresenti lo spartiacque a partire dal quale letteratura e poesia hanno incominciato a interrogarsi sul rapporto tra individuo (una volta per sempre cittadino) e spazio urbano. Le coordinate all’interno del quale l’individuo è inserito sono profondamente cambiate, com’è cambiato lo stesso paesaggio, e con essi percezioni, abitudini, necessità, paure. Nei versi di Baudelaire prende forma una “grande città che non conosce alcun vero crepuscolo della sera: l’illuminazione artificiale gli sottrae il suo lento trapassare nella notte”(**). Una città trasformata agli occhi del poeta dalla produzione di massa, che si estende in nuovi smisurati quartieri, sempre più inafferrabile, caotica, fuori misura. 
Ma Baudelaire, con la sua opera poetica che è anche nuovo manifesto del vivere lo spazio urbano, in questo caso rappresenta una premessa a ciò che sarà dopo. 

Siamo sempre a Parigi, il 24 aprile del 1921. I dadaisti Jean Crotti, Georges D’Esparbès, André Breton, Georges Rigaud, Paul Èluard, Georges Ribemont Dessaignes, Benjamin Péret, Théodore Fraenkel, Louis Aragon, Tristan Tzara e Philippe Soupault si danno appuntamento alla chiesa di Saint Julien le Pauvre per la prima escursione nella città “banale”, ordinaria. L’esplorazione di alcuni luoghi cittadini per Dada costituisce la possibilità di riconnettere arte e vita, spazio e creazione letteraria in un’unica azione. In questo senso è fatta salva l’eredità originaria del flâneur e della flânerie, che in questo modo assurge a operazione estetica, “trasformando” lo spazio urbano in qualcosa da rielaborare ospitando letture, azioni improvvisate, coinvolgimento dei passanti, distribuzione di doni e di racconti. Dada legge lo spazio urbano, e il a”banale” contenuto in esso, come luogo della freudiana ricerca dell’inconscio cittadino.



Nel 1924, ancora a Parigi, Breton, Vitrac, Morise e Argon organizzano una Deambulazione in aperta campagna. Partono in treno e raggiungono Blois, poi si incamminano a piedi fino a Romorantin. Breton racconterà questa deambulazione negli Entretiens, descrivendola come occasione di prolungate conversazioni in assenza di ogni scopo concreto che farà emergere dinamiche sconosciute nel gruppo di camminatori, sollecitando “l’esplorazione ai confini tra la vita cosciente e la vita di sogno”. Al ritorno dalla deambulazione, Breton scriverà l’introduzione di Poisson Soluble, che diventerà in seguito il Manifesto del Surrealismo. 

Con le azioni dei dadaisti prima e dei surrealisti poi, è nato un nuovo modo di stare nel nuovo spazio urbano. Da questo punto in poi la scrittura in relazione ai luoghi della città occuperà una posizione “critica”, non potrà fare a meno di porsi degli interrogativi, mettendo sotto esame la città, i suoi abitanti nell’abitarla e nell’attraversarla. Come si vedrà in seguito, in molti casi saranno gli scrittori, in anticipo o parallelamente agli studiosi, a porsi il problema di questo rapporto, avvicinando sempre più lo scrivere al movimento nella dimensione urbana. 


(*)Walter Benamin, I “passages” di Parigi, Einaudi, pag. 364
(**)Ibid, pag. 374

Bibliografia
Charles Baudelaire, Lo Spleen di Parigi, Feltrinelli
Walter Benjamin, I “passages” di Parigi, Einaudi
André Breton, Manifesti del Surrealismo, Einaudi

03/02/14

Bizzarrie architettoniche

I luoghi nel quali viviamo o che attraversiamo sicuramente sono informati della nostra presenza, dei nostri gusti, del nostro carattere. Ma parimenti, le loro caratteristiche modellano almeno in parte il modo in cui li vivremo e ci rapporteremo loro.
Voi che ne pensate di questi? Curiosi, nevvero?
 
Habitat 67 (Montreal, Canada)
Habitat 67 (Montreal, Canada)

The Crooked House (Sopot, Polonia).
The Crooked House (Sopot)

Kansas City Library (Missouri, USA).
Kansas City Library (Missouri)

Low impact woodland house (Wales, Regno Unito).
Low impact woodland house (Wales)

The National Library (Minsk, Bielorussia).
The National Library (Minsk, Belarus)
 
House Attack (Vienna, Austria).
House Attack (Vienna)

Bibliotheca Alexandrina (Alessandria, Egitto).
Bibliotheca Alexandrina (Egypt)

Casa da musica (Porto, Portogallo).
Casa da musica (Porto, Portugal)

Olympic Stadium (Montreal, Canada).
Olympic Stadium (Montreal, Canada)

Conch Shell House (Isla Mujeres, Messico).
Conch Shell House, Isla Mujeres, Mexico,

Cubic Houses (Kubus woningen) (Rotterdam, Olanda).
Cubic Houses (Kubus woningen) (Rotterdam)

Eden project (Cornovaglia, Regno Unito).
Eden project (United Kingdom)

Ideal Palace (Hauterives, Francia).
Ideal Palace (France).

The Church of Hallgrimur (Reykjavik, Islanda).
The Church of Hallgrimur, Reykjavik, Iceland,

The Museum of Play (Rochester, USA).
The Museum of Play (Rochester , USA).

Montreal Biosphere (Canada).
Montreal Biosphere (Canada).
 
Wonderworks (Pigeon Forge, TN, USA).
Wonderworks (Pigeon Forge, TN, USA).

Kunsthaus (Graz, Austria).
Kunsthaus (Graz, Austria).

Stone House (Guimaraes, Portogallo).
Stone House (Guimaraes, Portogallo).

Lotus Temple (Delhi, India).
Lotus Temple (Delhi, India).

Forest Spiral (Darmstadt, Germania).
Forest Spiral (Darmstadt, Germania).

Wooden Gagster House (Archangelsk, Russia).
Wooden Gagster House

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