mappe|luoghi|comunità|memoria|identità

09/01/12

CONFINI : Elementi di paesologia di Franco Arminio

Geniale, e spassosissimo!
Breve sintesi del seminario "Elementi di paesologia, paesi ad oltranza e comunità minori" dello scrittore saggista Franco Arminio (9/04/2009) per la serie CONFINI terza edizione Marzo/Giugno 2009 Seminari su antropologie, testualità, narrazioni e arti nel contemporaneo a cura di Mauro F. Minervino Cattedra di Antropologia Culturale e Etnologia, Accademia di Belle Arti di Catanzaro.

Buona visione! :-)



15/12/11

Mapping Workshop: "Luoghi non comuni | San Salvario" @ Cantiere25, Torino! 29|12|2011


Mapping workshop gratuito
"Luoghi non comuni | San Salvario"
29|12|2011 h. 16-20

@ Cantiere25
via Berthollet 25, Torino


Di un luogo si può fare una precisa cartografia in scala. Oppure se ne possono realizzare infinite mappe personali, rappresentando in totale libertà di forme, materiali e soggetti i luoghi importanti per noi - i negozi dove siamo soliti fare acquisti, i caffè dove ci incontriamo a chiacchierare, le scuole o i parchi in cui portiamo i nostri figli...

Le mappe di Marisa Seguin

marisa-seguin-here-there7L'illustratrice canadese Marisa Seguin ha un modo tutto suo, coloratissimo, di rappresentare le città che visita.
Di seguito alcune illustrazioni, a mio avviso particolarmente ludiche e curiose.




12/12/11

Susan Stockwell: pc e vestiti da un mondo antropomorfizzato

Susan Stockwell è un'artista inglese che, a partire da cavi, schede madri, microchip, ha realizzato un progetto (in realtà continuativo nel tempo) dal titolo Maps, consistente appunto in una serie di mappe e ricostruzioni topografiche che mirano alla restituzione artistica di avvallamenti, catene montuose, fiumi e laghi così da comporre visualizzazioni del mondo formato oversize completamente assemblate con pezzi di pc riciclati. Comme dire: il mondo contemporaneo è fatto di pc di tastiere, monitor, e questo 'villaggio globale' si sta estendendo alla totalità delle terre emerse…

09/12/11

Histoires d'une flâneuse: Pisa (Italia) /4


Un altro elemento che in qualsiasi città attraversi richiama la mia attenzione è il “passaggio di Godzilla” - e qui capisco sia necessaria una spiegazione. Sono sempre colpita quando vedo un edificio in buone condizioni privo di parte del tetto, o con balconi come corrosi, o ancora – come in questo caso – scarnificato di uno spigolo. La mia immaginazione mi fa pensare che sia passato di qui appunto un mostro enorme – un Godzilla o un King Kong – il quale, nella propria furia devastratrice, abbia tirato grossolanamente zampate intorno a sé nel proprio cammino.

Il mio problema è che davvero credo sia andata così – perché nella mia tendenza all'ordine e alla precisione non posso pensare a un totale disinteresse per un restauro almeno conservativo della parte ormai sempre più fragile e potenzialmente friabile dell'edificio in questione.
Ok, la smetto di sognare in tutti i sensi.



07/12/11

Histoires d'une flâneuse: Pisa (Italia) /3


Siamo sempre nella zona dell'università, e una serie di quelli che sono visibilmente dei rampolli della Pisa-bene devono aver appena sostenuti esami di laurea. Accompagnati a donne (mamme?, sorelle?, amanti dei padri?) opulentemente appariscenti in tailleur, tacchi a spillo, gioielli d'oro e messe in piega perfette a incorniciate visi al botulino, escono dall'ennesimo palazzo della facoltà suddetta e si incamminano nella mia medesima direzione.

La sottoscritta si prende tempo per mantenere le distanze e poter continuare in pace a perdersi tra suoni, particolari visivi e odori – e nota una piccola scritta che si ripete qui e là sul muro come fosse il decoro d'una tappezzeria: “Fuck Austerity” recita, con tanto di stella e saetta dell'autogestione. Un messaggio che nella mia vita ho superato credo intorno al 12 anni. Sorrido e vado oltre.

05/12/11

Histoires d'une flâneuse: Pisa (Italia) /2


Il caldarrostaio sta allestendo il banco: ha appena acceso il fuoco e comincia a versare le castagne, appendendo parimenti i sacchetti per le diverse porzioni e verificando mescoli e palette per rigirarle e raccoglierle. E' un giovane nordafricano, magro e sorridente – e mi dà da pensare il fatto che svolga una professione così 'antica' anche per noi italiani, e senza dubbio distante e inedita, come pensiero, da ciò che poteva essersi immaginato come proprio lavoro futuro prima di emigrare.

D'altronde – al di là della precarietà che qualsiasi attività imprenditoriale reca in sé e ammettendo che si tratti, in questo caso e per questo giovane, di 'libera' professione – è un lavoro regolare e vero, in più con una tradizione anche romantica e un immaginario specifico in Europa: “Come si sentirà (oltre che accaldato) un nordafricano nello svolgerla?” - mi chiedo. Una domanda che credo risenta del ricordo della descrizione dell'emozione nel vedere per la prima volta in vita sua la neve da parte di una mia studentessa marocchina, quando a 18 anni la sua famiglia si ricongiunse col padre emigrato nelle Alpi piemontesi ed ella abbandonò la cittadina natale sempre calda nel sud del suo paese per entrare in Italia in concomitanza con uno degli inverni più rigidi degli ultimi anni nel nostro Paese.
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