Di seguito alcune illustrazioni, a mio avviso particolarmente ludiche e curiose.
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15/12/11
Le mappe di Marisa Seguin
Di seguito alcune illustrazioni, a mio avviso particolarmente ludiche e curiose.
12/12/11
Susan Stockwell: pc e vestiti da un mondo antropomorfizzato
Susan Stockwell è un'artista inglese che, a partire da cavi, schede madri, microchip, ha realizzato un progetto (in realtà continuativo nel tempo) dal titolo Maps, consistente appunto in una serie di mappe e ricostruzioni topografiche che mirano alla restituzione artistica di
avvallamenti, catene montuose, fiumi e laghi così da comporre visualizzazioni del mondo formato oversize completamente assemblate con pezzi di pc riciclati. Comme dire: il mondo contemporaneo è fatto di pc di tastiere, monitor, e questo 'villaggio globale' si sta
estendendo alla totalità delle terre emerse…
09/12/11
Histoires d'une flâneuse: Pisa (Italia) /4
Un altro elemento che in qualsiasi
città attraversi richiama la mia attenzione è il “passaggio di
Godzilla” - e qui capisco sia necessaria una spiegazione. Sono
sempre colpita quando vedo un edificio in buone condizioni privo di
parte del tetto, o con balconi come corrosi, o ancora – come in
questo caso – scarnificato di uno spigolo. La mia immaginazione mi
fa pensare che sia passato di qui appunto un mostro enorme – un
Godzilla o un King Kong – il quale, nella propria furia
devastratrice, abbia tirato grossolanamente zampate intorno a sé nel
proprio cammino.
Il mio problema è che davvero credo
sia andata così – perché nella mia tendenza all'ordine e alla
precisione non posso pensare a un totale disinteresse per un restauro
almeno conservativo della parte ormai sempre più fragile e
potenzialmente friabile dell'edificio in questione.
Ok, la smetto di sognare in tutti i
sensi.
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07/12/11
Histoires d'une flâneuse: Pisa (Italia) /3
Siamo sempre nella zona
dell'università, e una serie di quelli che sono visibilmente dei
rampolli della Pisa-bene devono aver appena sostenuti esami di
laurea. Accompagnati a donne (mamme?, sorelle?, amanti dei padri?)
opulentemente appariscenti in tailleur, tacchi a spillo, gioielli
d'oro e messe in piega perfette a incorniciate visi al botulino,
escono dall'ennesimo palazzo della facoltà suddetta e si incamminano
nella mia medesima direzione.
La sottoscritta si prende tempo per
mantenere le distanze e poter continuare in pace a perdersi tra
suoni, particolari visivi e odori – e nota una piccola scritta che
si ripete qui e là sul muro come fosse il decoro d'una tappezzeria:
“Fuck Austerity” recita, con tanto di stella e saetta
dell'autogestione. Un messaggio che nella mia vita ho superato credo
intorno al 12 anni. Sorrido e vado oltre.
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05/12/11
Histoires d'une flâneuse: Pisa (Italia) /2
Il caldarrostaio sta allestendo il
banco: ha appena acceso il fuoco e comincia a versare le castagne,
appendendo parimenti i sacchetti per le diverse porzioni e
verificando mescoli e palette per rigirarle e raccoglierle. E' un
giovane nordafricano, magro e sorridente – e mi dà da pensare il
fatto che svolga una professione così 'antica' anche per noi
italiani, e senza dubbio distante e inedita, come pensiero, da ciò
che poteva essersi immaginato come proprio lavoro futuro prima di
emigrare.
D'altronde – al di là della
precarietà che qualsiasi attività imprenditoriale reca in sé e
ammettendo che si tratti, in questo caso e per questo giovane, di
'libera' professione – è un lavoro regolare e vero, in più con
una tradizione anche romantica e un immaginario specifico in Europa:
“Come si sentirà (oltre che accaldato) un nordafricano nello
svolgerla?” - mi chiedo. Una domanda che credo risenta del ricordo
della descrizione dell'emozione nel vedere per la prima volta in vita
sua la neve da parte di una mia studentessa marocchina, quando a 18
anni la sua famiglia si ricongiunse col padre emigrato nelle Alpi
piemontesi ed ella abbandonò la cittadina natale sempre calda nel
sud del suo paese per entrare in Italia in concomitanza con uno degli
inverni più rigidi degli ultimi anni nel nostro Paese.
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02/12/11
Histoires d'une flâneuse: Pisa (Italia) /1
Primo segnale positivo: Pisa ha il
deposito bagagli in stazione – ergo posso girare tranquilla per le
4 ore che mi separano dal treno per Pontedera dove incontrerò la mia
amica. L'addetto, un uomo sulla cinquantina magro e barbuto, è
visibilmente scazzato dai clienti che lo distraggono dalla visione
dei talk show pomeridiani oggi concentrati sulla notizia della morte
di Gheddafi, ma riesce ancora ad avere una parola gentile e di
riguardo alla sottoscritta, abbozzando quasi un sorriso mentre si
sbriga la pratica. Poi sarò libera di girovagare per Pisa.
Fuori dalla stazione ci dovrebbe essere
un ufficio informazioni turistiche eppure non lo trovo. Vorrei una
mappa per fare mente locale su dove si sviluppi la città rispetto
alla stazione, e cosa ci sia da vedere al di là della tripletta, per
cui la città è famosa, di battistero+duomo+torre. E magari capire
pure dove si trovi questa. Una palina nel piazzale antistante l'atrio
rende comunque già abbastanza l'idea: tutto dritto per un po' e poi
a sinistra, e tanto mi basta per infischiarmene di cercare mappe e
uffici turistici e decidere che posso anche perdermi serenamente
girovagando a caso. Insomma: è Pisa, ha mica l'estensione di Greater
London!
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16/11/11
Sonor, di Levin Peter - Sul paesaggio sonoro di udenti e non udenti
Sonor (2011), di Levin Peter, è il resoconto, attraverso una serie di 'quadri'/situazioni, dell'incontro tra un musicista e una ballerina non udente dalla nascita, e della loro esplorazione congiunta dell'ambiente sonoro così come percepito da udenti e da non udenti (perché c'è, non è silenzio) col fine di tentare poi la restituzione delle loro scoperte in forma verbale e visiva attraverso il film.
Poco alla volta la loro relazione si sviluppa come un'improvvisazione musicale, dove l'ambiente sembra rivelare una partitura di onde e vibrazioni cui abitualmente - noi normodotati - non prestiamo attenzione. Il tutto trattato con un sensuale bianco e nero, con il tempo lento della scoperta e della comprensione reciproca dei protagonisti, e melodie solo apparentemente dissonanti.
Poco alla volta la loro relazione si sviluppa come un'improvvisazione musicale, dove l'ambiente sembra rivelare una partitura di onde e vibrazioni cui abitualmente - noi normodotati - non prestiamo attenzione. Il tutto trattato con un sensuale bianco e nero, con il tempo lento della scoperta e della comprensione reciproca dei protagonisti, e melodie solo apparentemente dissonanti.
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