Siamo sempre nella zona
dell'università, e una serie di quelli che sono visibilmente dei
rampolli della Pisa-bene devono aver appena sostenuti esami di
laurea. Accompagnati a donne (mamme?, sorelle?, amanti dei padri?)
opulentemente appariscenti in tailleur, tacchi a spillo, gioielli
d'oro e messe in piega perfette a incorniciate visi al botulino,
escono dall'ennesimo palazzo della facoltà suddetta e si incamminano
nella mia medesima direzione.
La sottoscritta si prende tempo per
mantenere le distanze e poter continuare in pace a perdersi tra
suoni, particolari visivi e odori – e nota una piccola scritta che
si ripete qui e là sul muro come fosse il decoro d'una tappezzeria:
“Fuck Austerity” recita, con tanto di stella e saetta
dell'autogestione. Un messaggio che nella mia vita ho superato credo
intorno al 12 anni. Sorrido e vado oltre.