mappe|luoghi|comunità|memoria|identità

22/04/11

Constant Nieuwenhuys e la nuova Babilonia

Nel 1956, l'artista olandese Constant Nieuwenhuys iniziò a lavorare su una proposta architettonica visionaria per una società futura.
La nuova Babilonia era ispirata e contribuito al lavoro dei situazionisti, un gruppo di intellettuali, teorici e scrittori ispirati dalle pratiche di Dada e Surrealismo.




Elaborata in una serie infinita di modelli, disegni, incisioni, litografie, collage, disegni architettonici e photocollages, come pure in manifesti, saggi, conferenze e film, la nuova Babilonia prevede una società di automazione completa, in cui la necessità di lavorare viene sostituita con una vita nomade e il gioco creativo.

Gli spazi della nuova Babilonia erano destinati ad essere spazi di disorientamento e di riorientamento. La sua architettura era quella di un'armatura complessa su cui potrebbero essere tessute all'infinito nuove, imprevedibile personale urbane esperienze, determinate dai desideri individuali in mutamento. Una vasta rete di enormi spazi interni multilivelli si propagava per alla fine coprire il pianeta. Questi "settori" interconnessi galleggiavano sopra la terra su alte colonne, mentre il traffico veicolare veniva spostato sopra o sotto il piano dove gli abitanti, a piedi, attraversavano enormi interni labirintici, all'infinito, ricostruendo le atmosfere degli spazi.

Nel progetto di Nieuwenhuys la vita sociale diventa gioco architettonico, così come l'architettura diventa una vibrante rappresentazione di desideri interagenti.

Tralasciando la forza visiva e a volte poetici sfumature dei suoi modelli, dipinti e disegni, nuova Babilonia solleva molte domande relative a questioni di interesse contemporaneo: quale ruolo può giocare l'architettura nel cambiamento sociale e politico? Quale ruolo dovrebbe assumere un architetto nel determinare la direzione e il carattere di cambiamento?




E infine: quanto è importante la progettazione dello spazio nell'insieme delle attività umane? Si può progettare di "cambiare il mondo" per tale tramite? E se sì, come?



18/04/11

Cartografie soggettive di territori virtuali: perché no?

Di solito penso alle mappe come modalità di visualizzazione di luoghi concreti, eppure... eppure ormai parte della nostra vita e della nostra identità è spesa anche in luoghi virtuali, luoghi che non sono spazi, ma sono anche privi di materialità - evanescenti. Eppur reali. 'Territori' nuovi - con nuove estensioni, confini, popolazioni, comunità, sistemi di valori e norme di comportamento.
Potremmo pensare a visualizzare in una mappa il modo in cui li percepiamo?

Il giovane e geniale Randall Munroe l'ha fatto, e nel suo blog troviamo una prima mappa realizzata nel 2007 e una seconda datata 2010.

La sua visualizzazione riprende quella di una sorta di una mappa del tesoro, in cui nella prima trovano spazio MySpace, Wikipedia, un Facebook ancora abbozzato, AOL, più altri microaree di Flickr, Last.fm, mentre nella seconda diventano preponderanti Facebook, Farmville, YouTube, Skype, Twitter e un'indistinta area blogging (cliccate su entrambe per ingrandirle).

Ora: è chiaro che questa rappresentazione sia estremamente soggettiva e giocosa come il blog dal quale proviene, eppure ci dà informazioni su un 'luogo percepito' secondo l'esperienza del soggetto che la disegna - un luogo che non potrebbe mai venire definitivamente cartografato secondo un sistema standardizzato.


Ma chissà quali informazioni ci darebbe una ricerca comparativa che ricorresse alle mappe come tecnica di indagine e raccolta di dati in merito alla nostra percezione dei territori virtuali che ormai occupano così tanto tempo della nostra vita quotidiana...

2007
2010

14/04/11

Zonaisola, Milano: un sito per raccontare un quartiere

Il quartiere Isola si trova nell’area nord di Milano ed è un quartiere storico che affonda le sue radici nei traffici commerciali tra la Brianza e la città di Milano. E’ stato sempre un crocevia di relazioni umane ed economiche e tra fine ottocento e novecento ha iniziato a crescere come sede di attività industriali e artigianali, e come luogo di residenza di operai e ceti medi, per effetto della vicinanza delle ferrovie e dei treni merci.
A partire almeno dagli anni 80 il quartiere ha sperimentato un graduale processo di trasformazione della sua base economica, sociale e demografica, con l’arrivo di nuovi pubblici e tipologie di residenti. Oggi ha una struttura socio-economica differenziata: molti uffici, una forte componente legata alla ristorazione e alla vita serale, una presenza significativa di artigianato di qualità e associazioni culturali, un tessuto residenziale misto, con diverse componenti etniche e sociali al suo interno.

Nel sito di Zonaisola (esperimento collettivo di comunicazione sul quartiere promosso da CityO, esterni e Mediatria), costruito da persone che nel quartiere vivono o lavorano, trovate info sul quartiere, progetti e racconti. Zonaisola.it raccoglie e pubblica su base quotidiana contributi sul quartiere, su come l’Isola cambia e dovrebbe cambiare. Grandi trasformazioni urbane in atto, il nuovo negozio che apre sotto casa, le soluzioni intelligenti per rendere le strade più pulite e i marciapiedi più liberi dalle auto: vi troverete di tutto per partecipare o per capire cosa sta accadendo.


"I quartieri sono come un’estensione delle nostre case, dove gli interessi dei singoli si incontrano con quelli della comunità. Sono fatti da persone che intrecciano le loro esperienze di vita e di lavoro; sono il luogo in cui possiamo sperimentare e applicare soluzioni di mobilità e sostenibilità ambientale; sono lo spazio migliore per favorire l’integrazione sociale; sono l’ambiente in cui piccoli e grandi crescono e trascorrono una bella fetta della loro vita e della loro giornata."

19/01/11

Mappe Mentali - il sito di Roberta Buzzacchino

Uno dei migliori siti italiani sulle mappe mentali, cui sono debitrice per molte riflessioni e ispirazioni - sebbene Un/Common Places se ne discosti parzialmente concentrandosi il progetto sulle mappe mentali dei luoghi, della memoria e dell'identità - è quello di Roberta Buzzacchino, Mappe Mentali Blog.
 
Cosa sono le mappe mentali? Roberta Buzzacchino riferisce che si tratta di una tecnica, sviluppata da Tony Buzan negli anni '60, basata sulla premessa che la mente umana associ idee e pensieri in maniera non lineare. In particolare, tale tecnica sfrutterebbe le potenzialità dell’emisfero destro del nostro cervello - quello che elabora le informazioni in modo globale, creativo, intuitivo, figurato, e lo farebbe lavorare in sinergia con l’emisfero sinistro che invece è logico, razionale.
"La mappa mentale è quindi la rappresentazione grafica del pensiero secondo una struttura radiale e una logica associazionistica. L'idea principale si scrive al centro della pagina mentre altre idee e dettagli vengono collegati al centro e sono espressi attraverso parole chiave ed arricchiti con colori ed immagini".



Scrive ancora la Buzzacchino che "da quando utilizzo questa tecnica per organizzare il mio pensiero sono diventata sempre più curiosa, passo velocemente da un argomento all'altro o approfondisco una specifica tematica riuscendo ad avere una visione d'insieme del mio percorso" e che "le mappe mi permettono di guardare le cose in modo nuovo, da un punto di vista diverso".

Mappe Mentali Blog è ricco di report di lavoro, video, esempi di mappe, riflessioni e report dei laboratori che l'Autrice tiene in giro per l'Italia.

17/01/11

"UN/COMMON PLACES. Luoghi Non Comuni"

Il progetto UN/COMMON PLACES. Luoghi Non Comuni è dedicato alla realizzazione di mappe di località, e alla conseguente riflessione su memoria, comunità e identità culturale e dei luoghi.
Il progetto prende il nome da un laboratorio tenuto
lo scorso anno a Londra da me e Captain Mapp, ma vuole diventare un work in progress articolato in laboratori e riflessioni sui temi indicati ovunque ce ne sarà l'occasione.

 
Lavorare con le mappe significa visualizzare sulla carta non la rappresentazione cartografica, standardizzata e in scala di un luogo, bensì fissarne - secondo la propria sensibilità, il proprio stile, i propri interessi - quei luoghi che sono (stati) simbolici per la propria vita e discutere di questi spazi vissuti, e intrisi di memoria e di desiderio, con altri individui che abitano lo stesso territorio, che fanno parte in qualche modo della medesima 'comunità'.


Se l'argomento vi interessa, e/o volete proporre link, segnalazioni, progetti analoghi, collaborazioni, siete i benvenuti: mettete un link  a questa pagina, iscrivetevi come lettori fissi e/o scrivetemi a cbalmativola@gmail.com
E nel frattempo tornate qui di tanto in tanto per verificare le novità ;-)

21/11/10

Hackney (London) /2

Di qui chiedemmo ai partecipanti di cominciare a disegnare ciascuno la propria mappa individuale del quartiere, e quelli che seguono sono momenti e risultati del loro/nostro (perché la disegnammo anche noi!) lavoro.

© Martina Macconi
© Cristina Balma-Tivola
© Cristina Balma-Tivola
© Cristina Balma-Tivola
© Cristina Balma-Tivola
© Cristina Balma-Tivola
© Cristina Balma-Tivola

Le mappe così realizzate vennero appese al muro, e le persone - in un momento di pausa in cui mangiammo torte e bevemmo the gentilmente preparati dai ragazzi del centro - man mano illustrarono agli altri partecipanti la loro mappa. Emersero non solo ricorrenze interpretative dei luoghi, ma anche sensazioni rispetto a questi, e molte osservazioni che investivano la percezione sensoriale del territorio. Per tutti, la grande sorpresa del verso degli uccelli, la presenza di animali abitualmente percepiti altrove come selvatici, e la frequente ricorrenza di spazi verdi.

La seconda parte del lavoro consistette nella creazione di una mappa collettiva, e visto che non si riuscivano a individuare modalità per sbloccare l'impasse della sua concezione, Chris si buttò a terra su un grande foglio che avrebbe ospitato la nostra mappa collettiva e chiese che qualcuno disegnasse il contorno del suo corpo. Facemo tutti lo stesso, quindi contemplammo le sagome e indicammo cosa ci ricordavano. Da qui macro-temi, nei quali ciascuno, poi, liberamente, inserì scritte e ulteriori disegni.
© Martina Macconi
© Martina Macconi
© Martina Macconi
© Martina Macconi
Fu così che avemmo temi quali gli animali, il cibo, le cose nocive, le paure, i motivi di attrazione e altri ancora. Il laboratorio aveva messo insieme persone di diversa età e di diverso genere, per non menzionare le nazionalità rappresentate e le ragioni del legame col quartiere. Ci aveva fatto ragionare e stare insieme, in modo libero e concreto, e giocando ci aveva permesso di conoscerci, e produrre qualcosa di individuale e collettivo allo stesso tempo. Memoria, interpretazione e desiderio s'erano incontrati d'incanto - anche solo per un istante - in una microcomunità estemporanea. E felice.

Hackney (London) /1

Il laboratorio di cui parlo oggi è in realtà avvenuto lo scorso 24 aprile 2010  ad Hackney, Londra (UK), ed nato dalla mia volontà di giocare con altre persone - con il disegno, la memoria, il dialogo e la percezione di un luogo urbano - nel quartiere in cui vivevo, un'area del nord-est della città caratterizzata dalla presenza di immigrati di diverse origini culturali o religioni differenti . Tali comunità sono in realtà relativamente separate tra loro in aree diverse, all'interno dello stesso quartiere, in base alla distanza dal centro della città (la cosiddetta 'city') così che alla fine ciascuna specifica identità culturale abita questo triangolo/porzione di corona circolare delimitata a ovest dal quartiere invero più fashio di Islington e a est l'area più depressa ma anche modaiola di Tower Hamlets. In mezzo a tali presenze, che annoverano pachistani e indiani, così come africani di origine caraibica e infine - nella zona più a nord - ebrei ortodossi, si muove tutta la fauna di giovani bohemien, artisti (veri o presunti), studenti, e via dicendo. Fino a pochi anni fa terra di nessuno in mano a bande di ragazzini e ad alta densità criminale, il quartiere è ora stato rivalutato da generose ristrutturazioni, recuperi di spazi industriali, e rivalorizzazioni di aree caratteristiche con l'incremento di attività commerciale (cfr. il Broadway Market, mirabile esempio di efficace invenzione di tradizione).
Hackney ospitava in quel periodo, ed è il luogo ove si svolse il laboratorio, anche un centro occupato/sociale di ispirazione libertaria, dove le persone che lo desideravano potevano recarsi e chiedere la disponibilità dello spazio per realizzare una qualche attività gratuita per la gente della zona.

Nei primi tempi in cui ero a Londra, così come ho scritto in altri post, contattai Captain Mapp, che aveva già una lunga esperienza di conduzione di laboratori quali quello che mi accingevo a proporre. L'idea era realizzare una giornata/pomeriggio di incontro, suddiviso in due momenti con una pausa in mezzo, nel quale portare i partecipanti - che in qualche modo avevano qualcosa a che fare con il quartiere o perché vi vivevano, o perché vi si recavano per lavoro, o ancora perché lo attraversavano per qualche ragione nella loro vita quotidiana - a disegnare prima una mappa di come percepivano affettivamente il luogo, e quali ne fossero i luoghi simbolici dal loro personale punto di vista - e poi a disegnare tutti insieme una mappa collettiva del quartiere.
Captain Mapp fu subito entusiasta dell'ipotesi e così decidemmo di svilupparla insieme, preparandone l'articolazione in un pomeriggio, realizzando i flyers (dove lui li disegnò e impostò graficamente, mentre io ne scrissi i testi e inventai il nome del progetto Un/Common Places) e la promozione relativa.

© Cristina Balma-Tivola
I ragazzi del centro occupato di Mare Street (quello era il luogo che ci avrebbe ospitato) ci diedero un aiuto enorme, volantinando e attacchinando i flyers ovunque - pure su una pubblicità che riecheggiata il concetto di mappe, ma che essendo un'azione istituzionalizzata e pubblicitaria, poco aveva a che fare con il senso profondo del nostro gioco, invero molto serio, sulla memoria, il luogo e l'identità.

Il giorno del lavoratorio io e Chris (il capitano!) mangiammo qualcosa insieme fuori dal centro occupato, poi aspettammo l'arrivo dei partecipanti. Quando fummo una ventina di persone, nell'area antistante il bar del centro, iniziammo il lavoro, spiegando in pochi minuti la nostra proposta e le ragioni di desiderio di conoscenza e di condivisione delle percezioni del luogo che vi stavano dietro. Decidemmo di cominciare con un gioco, consistente nello scrivere su pezzetti di carta, tre posti specifici simbolici di qualcosa - nel bene o nel male - per ciascuno di noi all'interno del quartiere. Raccogliemmo i foglietti e ne raggruppammo secondo i luoghi comuni indicati, chiedendo chi li avesse scritti. Persone diverse per genere, età, provenienze riconobbero che in alcuni casi indicarono lo stesso posto. Cominciammo a chiedere le ragioni di tale scelta e i legittimi autori le spiegarono. Il ghiaccio era rotto.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...